Vendola: «Ripartire dal sociale per battere il berlusconismo»
Di Thomas Bendinelli – Bresciaoggi 15 gennaio 2010
IL PERSONAGGIO. In mille hanno gremito l’auditorium del Leonardo per ascoltare il leader di Sinistra ecologia e libertà
La proposta: «Si può fare politica senza nominare Casini o il premier. No a geometrie fra entità astratte» La «narrazione»: «Il cambiamento ha bisogno di tanti alfabeti, la sinistra ha bisogno di tante sinistre»
«Guarda che dopo non usciamo più». «Pazienza, Paolo, proviamo». Uno scambio di battute tra due persone, giusto un attimo prima di immergersi nella bolgia festante dell’auditorium di via Balestrieri. Tanti giovani, tanti anche di altre forze politiche del centrosinistra. Questo e altro per Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia Libertà e candidato alle primarie del centrosinistra (se e quando ci saranno). Prima di lui quattro racconti di Arun, Romana, Giordano ed Elisa, rispettivamente migrante sulla gru, cittadina di Adro antidiscriminazioni, operaio Iveco e precaria dai tanti lavori. Quattro «narrazioni» per dirla alla Vendola, quattro modi per dire che «si può fare politica senza mai nominare Casini o Berlusconi, per affermare che la politica può anche essere storie concrete e può non essere la geometria che misura distanze e vicinanze tra entità astratte».
DI BERLUSCONI e delle sue vicende, anche giudiziarie, Vendola osserva che «la prostituzione più grande è quella a cui intendono spingere un’intera generazione con le politiche sociali che stanno attuando». Poi aggiunge: «Il berlusconismo lo si sconfigge anche ripristinando l’eleganza del dire». È per questo che bisogna reinventare un linguaggio: «Non so come sconfiggerlo, il berlusconismo, se non mettendo in campo un’altra narrazione». Vendola afferma di essere andato a Mirafiori «non per tenere comizi, ma per esprimere la necessità di un ascolto». È questo ascolto che permette «di non evocare il lavoro in modo generico», di sentire le sofferenze dei turni di lavoro, dei ritmi, delle pause, della precarietà.
IL TEMA è questo: come rimettere al centro la questione sociale. Vendola richiama con orgoglio la storia del Novecento, quella storia «che ha costretto tutti a guardare il volto di chi non aveva volto», la storia della «vita viva della plebe diffusa che si fa proletariato cosciente». «Il nodo è quello che lega libertà e lavoro». È la questione sociale il tema del Novecento, quella «con cui tutti hanno dovuto cimentarsi». Vendola non teme di essere antico, anzi, rileva che è la modernità di Marchionne (e di chi lo sostiene) ad «assomigliare a quella di “Tempi Moderni” di Chaplin». Vendola attraversa il Novecento, richiama le lotte per la riduzione dell’orario di lavoro, cita don Milani, Gramsci e Benedetto Croce. Rileva che l’articolo 1 della Costituzione è il momento più alto del Novecento.
«La libertà è vera – afferma – se è libertà dalla paura e dalla precarietà, dall’ignoranza e dalla superstizione».
Istruzione e salute sono «indicatori di civiltà e non merce da acquistare», il ’68-’69 «una grande operazione di svecchiamento della società italiana bigotta, quella del delitto d’onore e dell’incesto punito solo se dava pubblico scandalo».
IN ITALIA E NEL MONDO il ’68 fu «critica della cultura e liberazione dalla conoscenza». È da allora che iniziò la «voglia di rivincita», alla quale «il terrorismo, che spinge alla privatizzazione della politica, diede una mano». Per Vendola è chiaro che il mantra «la classe operaia non c’è più» ripetuto per anni è stata un’operazione ideologica finalizzata a «ritogliere lo spazio pubblico» ai lavoratori e alle lavoratrici.
Sul Partito democratico rilancia il dialogo e invita ad abbandonare l’abitudine all’insulto, mentre ad altri pezzi del centrosinistra dice che «la rivolta morale, se non incontra la questione sociale, non ci porta da nessuna parte». Richiama la necessità di ragionare sui rapporti di produzione. E anche ai «rapporti di riproduzione, come ci hanno insegnato le donne». «Il cambiamento ha bisogno di molti alfabeti – afferma – e la sinistra ha bisogno di tante sinistre».
Nichi Vendola, più di mille persone in sala per ascoltarlo, invita a mettersi in ascolto delle «narrazioni», l’unico modo per «incontrarsi, riconoscersi, prendersi per mano e provare a entrare nella storia».
In : INIZIATIVE DI SEL