Nel mirino soprattutto la parte economica dell'intervento: «Per 25 alloggi in più pagheremmo una cifra vicina ai 47 milioni» 
IL CASO. Mirko Lombardi, coordinatore cittadino di Sel, contro il progetto Loggia-Aler di demolizione della torre
 
«L'operazione di demolizione e ricostruzione della Torre Tintoretto non è solo socialmente inqualificabile ma anche finanziariamente assurda: 50 milioni di euro per soli 25 alloggi in più costituiscono uno sperpero di denaro pubblico che meriterebbe l'attenzione della Corte dei Conti».
Ci va giù duro il coordinatore cittadino di Sinistra e Libertà Mirko Lombardi che, forte anche del ruolo nel consiglio di amministrazione dell'Aler, boccia su tutta la linea l'operazione di demolizione della torre edificata a San Polo nel 1985 e lancia una sfida agli amministratori invitando il sindaco Adriano Paroli e il presidente Ettore Isacchini a incontrare i cittadini («e soprattutto le tremila persone in lista d'attesa per un appartamento Erp») e a sentire cosa ne pensano. L'opposizione di Mirko Lombardi e dei colleghi Cristiana Manenti e Beppe Almansi nasce dai numeri che richiamano da un lato l'emergenza abitativa in atto e dall'altro i costi del progetto avviato dall'amministrazione comunale e dall'azienda per l'edilizia residenziale pubblica di viale Europa. «3000 richieste per le case popolari nel solo 2010 sono un dato significativo» spiega Lombardi, precisando come la crisi economica abbia notevolmente ampliato la platea di coloro che chiedono di poter accedere agli appartamenti Erp e come l'emergenza sfratti costituisca un elemento di cui è ormai impossibile non tener conto (nel 2010 le udienze di sfratto sono state 2220 a fronte delle 1275 del 2008: di queste il 90 per cento è da ricondurre alla cosiddetta morosità incolpevole, vale a dire alle mutate condizioni reddituali dei locatari).
«Ancor più alla luce della riduzione dei finanziamenti per l'edilizia residenziale pubblica messi in campo dalla Regione Lombardia la scelta dell'amministrazione di centrodestra appare inqualificabile, non solo perché sperpera denaro pubblico ma ancor più perché lo sottrae alle sue effettive finalità, ossia quelle di aumentare l'offerta delle case popolari in un momento di emergenza abitativa» chiarisce Lombardi che a conferma della sua tesi snocciola alcune cifre.
«Se ai 33 milioni di euro dichiarati ufficialmente dal Comune come costo per le operazioni di costruzione ed acquisto di nuovi alloggi in sostituzione di quelli demoliti si aggiungono i 14 milioni della cancellazione del valore immobiliare corrente della Torre Tintoretto si comprende come il saldo finale dell'operazione sia di 47 milioni di euro - precisa Lombardi - Decisamente troppi per i soli 25 alloggi in più di cui la cittadinanza potrebbe usufruire dal momento che a fronte dei 195 demoliti ne verrebbero costruiti o acquistati solo 220». E aggiunge: «In pratica, ognuno di quei 25 appartamenti in più costerebbe circa 2 milioni».
MA NON È TUTTO. I membri del Sel indugiano anche sulla speculazione immobiliare sottesa al progetto («Di questa scelta si avvantaggerà solo il mercato immobiliare privato che vedrà il pubblico demolire il proprio patrimonio per sostituirlo acquistando a prezzi di mercato una parte dell'ingente stock di abitazioni private invendute per metterci gli inquilini della Torre» puntualizza ancora Lombardi) e sull'insensatezza di abbattere un edificio che «è ancora in buone condizioni, sia strutturali che di antisismicità e contenimento energetico».
«Se il problema è la tensione sociale lo si affronti con una redistribuzione dell'utenza» specifica Cristiana Manenti che richiama a tal proposito il progetto di ristrutturazione della giunta precedente e sottolinea altresì le conseguenze che l'abbattimento avrebbe in termini di ricaduta per l'utenza della metropolitana. «Abbattere la Torre non ha senso» conclude Mirko Lombardi che, pur ribadendo come il mantenimento della funzione abitativa della Torre sia per il Sel la priorità, lancia all'amministrazione una ulteriore sfida: «Piuttosto che distruggere un immobile di questo valore lo acquistino il Comune o la Provincia per la loro sede unica: con un notevole risparmio rispetto ai costi previsti per i progetti dei Magazzini Generali e della Caserma Papa si avrebbe una struttura sul tracciato della metropolitana e si originerebbe un flusso finanziario che potrebbe essere reinvestito nell'implementazione delle case popolari».
(Bresciaoggi - 28 gennaio 2011 Angela Dessì)